Triste, anzi tristissima la mail mandata ieri da Patti Solis Doyle, manager della campagna elettorale di Hillary Clinton. Criticando gli attacchi alla senatrice nel corso dell'ultimo dibattito, ma anche i commenti sulla stampa americana, la Doyle ci ha ricordato che Hillary "e' una donna forte. Ne e' venuta fuori bene". Ma "avra' bisogno"dell'aiuto dei suoi sostenitori. Non e' una novita' che le campagne elettorali siano caratterizzate da colpi bassi, attacchi personali o familiari (basta ricordare i commenti su Rudy Giuliani e sua figlia, Caroline, pro Obama). Soprattutto non si puo' avere la pretesa, come sembrano fare al quartier generale di Hillary for President, di essere sopra ogni critica e di giocare la carta del 'sesso debole' quando le cose sembrano mettersi male. Se fosse stata uomo e non donna, avremmo mai letto qualcosa che ci andava a rassicurare sulla sua presunta "forza"?
"Grazie per essere vicino a Hillary in questo momento critico dellasua campagna" si legge a conclusione del messaggio. Per i sostenitori della senatrice, forse, sarebbe stato meglio che rispondesse, anche sei in ritardo, a tutte le domande davanti alle quali e' fuggita durante i confronti televisivi. Ad esempio, riguardo alla proposta del governatore di New York Sptizer di dare la patente agli immigrati irregolari. Hillary Clinton e' favorevole o contraria? Nessuno lo ha capito. E ancora sulla spesa sociale: prima ha detto di non approvare e non supportare l'idea diincrementare le tasse, ma poi ha fatto sapere che l'ipotesi (di un aumento delle imposte) sarebbe comunque da prendere "in considerazione". Cosa vuole fare la senatrice, aumentare le tasse o no? Da Presidente degli Stati Uniti, e' pronta ad impegnarsi con il popolo americano affinche' l'Iran non sviluppi armi nucleari? Si o no?
A tutte queste domande Hillary Clinton ha dato risposte diverse o ambigue. Tanto da far scrivere agli editorialisti americani che è tornato il "Clintonesque", l'imbarazzante linguaggio di suo marito Bill, che pur di non rispondere alle domande piu' difficili ricorreva a sofismi tipo:
"It depends on what the meaning of the words 'is' is." [Bill Clinton, durante una sua testimonianza al gran giuri' sull'affair con Monica Lewinsky nel 1988]
Tale moglie, tale marito. Chissa' se agli americani questa "continuità familiare" piace.
Friday, November 2, 2007
Wednesday, October 31, 2007
L'incoerenza di Hillary Clinton
Hillary Clinton non ha le carte in regola per essere il prossimo presidente degli Stati Uniti. A dirlo ogni giorno non sono i candidati alla nomination del Grand Old Party, bensi' i compagni di partito della stessa Hillary che, attualmente, sembrano essere i suoi piu' acerrimi nemici.
Barack Obama e John Edwards nel dibattito di ieri, hanno attaccato ripetutamente Hillary Clinton accusandola di avere delle posizioni ambigue su diversi temi (Iraq e Iran, ad esempio) e di cambiare spesso versione a seconda di chi sia l'interlocutore: dice una cosa quando parla negli Stati e l'esatto contrario quando e' a Washington o a New York.
Mancano meno di due mesi alle primarie in Iowa, e che simili attacchi siano pura tattica per cercare di ridurre il gap tra la front runner democratica e i suoi rivali e' cosa abbastanza ovvia. Presto i sondaggi ci diranno se l'effetto e' stato raggiunto.
Di sicuro, sin d'ora, c'e' che agli americani sintonizzati sul dibattito non e' sfuggita la brusca retromarcia di Hillary su una domanda relativa alla (mostruosa) proposta del Governatore di New York, Spitzer, di dare agli immigrati irregolari la patente. La senatrice prima si e' detta d'accordo con la proposta ma, dopo essere stata criticata dagli altri candidati, ha cambiato versione. John Edwards ha prontamente affermato "se non ho perso qualcosa, il senatore Clinton ha detto due cose diverse nel giro di pochi minuti" . Dello stesso avviso Barack Obama che si e' detto confuso dalla risposta di Hillary." Non ho capito se fosse favorevole o contraria alla proposta.
La senatrice (eletta nello stato di New York) sembra conoscere molto poco il suo collegio elettorale. Tanto da affermare che nello stato di New York ci sarabbero "svariati milioni' di immigrati irregolari. Il che, se la matematica non e' un'opinione, equivale a dire che piu' del 20% degli abitanti di questo stato sono clandestini.
Complimenti.
Qui su Hot Air il video con il momento clou, qui e qui la trascrizione tratta dal dibattito.
Barack Obama e John Edwards nel dibattito di ieri, hanno attaccato ripetutamente Hillary Clinton accusandola di avere delle posizioni ambigue su diversi temi (Iraq e Iran, ad esempio) e di cambiare spesso versione a seconda di chi sia l'interlocutore: dice una cosa quando parla negli Stati e l'esatto contrario quando e' a Washington o a New York.
Mancano meno di due mesi alle primarie in Iowa, e che simili attacchi siano pura tattica per cercare di ridurre il gap tra la front runner democratica e i suoi rivali e' cosa abbastanza ovvia. Presto i sondaggi ci diranno se l'effetto e' stato raggiunto.
Di sicuro, sin d'ora, c'e' che agli americani sintonizzati sul dibattito non e' sfuggita la brusca retromarcia di Hillary su una domanda relativa alla (mostruosa) proposta del Governatore di New York, Spitzer, di dare agli immigrati irregolari la patente. La senatrice prima si e' detta d'accordo con la proposta ma, dopo essere stata criticata dagli altri candidati, ha cambiato versione. John Edwards ha prontamente affermato "se non ho perso qualcosa, il senatore Clinton ha detto due cose diverse nel giro di pochi minuti" . Dello stesso avviso Barack Obama che si e' detto confuso dalla risposta di Hillary." Non ho capito se fosse favorevole o contraria alla proposta.
La senatrice (eletta nello stato di New York) sembra conoscere molto poco il suo collegio elettorale. Tanto da affermare che nello stato di New York ci sarabbero "svariati milioni' di immigrati irregolari. Il che, se la matematica non e' un'opinione, equivale a dire che piu' del 20% degli abitanti di questo stato sono clandestini.
Complimenti.
Qui su Hot Air il video con il momento clou, qui e qui la trascrizione tratta dal dibattito.
Tuesday, October 30, 2007
Quando l'Iraq aiuta la California
Gli americani sono piu' amati dagli iracheni che dagli europei. Lo si capisce chiaramente leggendo quanto scritto da Richard S. Lowry nel suo blog, che riporta una storia di eccezionale generosita'. Ma non solo. Questa rappresenta l'ennesima prova di come le conseguenze della guerra in Iraq possano avere una chiave di lettura completamente diversa da quella che la maggior parte dei media offre.
I militari iracheni di stanza a Besmaya, infatti, hanno raccolto 1000 dollari da inviare a supporto dei californiani vittime dei tremendi roghi che hanno devastato parte del Golden State. Dimostrazione, questa, di come i soldati iracheni non dimentichino "l'aiuto che il governo americano ha dato al popolo iracheno".
I militari iracheni di stanza a Besmaya, infatti, hanno raccolto 1000 dollari da inviare a supporto dei californiani vittime dei tremendi roghi che hanno devastato parte del Golden State. Dimostrazione, questa, di come i soldati iracheni non dimentichino "l'aiuto che il governo americano ha dato al popolo iracheno".
Friday, October 26, 2007
Eia, Eia, Zulfiqar
Coloratissima ed inequivocabile la risposta dell'Iran alle recenti sanzioni americane.
Ad una parata militare alla presenza dell'Ayatollah Ali Khamenei, i soldatini iraniani diventano un gigantesco Zulfiqar, la scimitarra simbolo di onore e martirio, che infilza una stella di David e una bandiera americana a 'svastiche' e strisce. Il video, trasmesso sul primo canale della tv iraniana, lo trovate (grazie a MEMRI) qui.
Ad una parata militare alla presenza dell'Ayatollah Ali Khamenei, i soldatini iraniani diventano un gigantesco Zulfiqar, la scimitarra simbolo di onore e martirio, che infilza una stella di David e una bandiera americana a 'svastiche' e strisce. Il video, trasmesso sul primo canale della tv iraniana, lo trovate (grazie a MEMRI) qui.
Wednesday, October 24, 2007
On the California Wildfires
Clicchi Hillary Clinton e trovi questo. Barack Obama ti manda direttamente da Schwarzenegger e John Edwards sembra prediligere la croce rossa.
Rudy Giuliani, John McCain , Mitt Romney e Fred Thompson non dicono nulla (per ora).
Very disappointing.
Rudy Giuliani, John McCain , Mitt Romney e Fred Thompson non dicono nulla (per ora).
Very disappointing.
Monday, October 22, 2007
Giuliani: "America can't afford you" Hillary Clinton
Durante il dibattito di ieri sera in Florida, Chris Wallace ha pungolato Rudy Giuliani chiedendogli se fosse vero che le sue posizioni su temi sociali come aborto, matrimoni gay e controllo delle armi da fuoco, non fossero poi cosi' distanti da quelle della front runner democratica.
Parafrasando Hillary Clinton e le sue idee per cambiare l'America, Rudy ha risposto cosi'.
Parafrasando Hillary Clinton e le sue idee per cambiare l'America, Rudy ha risposto cosi'.
Friday, October 19, 2007
Bomba o non bomba
Quando leggo notizie come questa, la prima reazione che provo è di stupore.
Stupore non per l'atto – al quale ognuno di noi può accostare i più variopinti epiteti - ma per le circostanze.
Fontana di Trevi non è il Tevere o il lago di Bracciano. E' un monumento al centro di una delle città più belle del mondo. Palazzo Chigi, il Parlamento e ministeri vari sono lì a poche centinaia di metri. Vigili, carabinieri e polizia - insieme a turisti, venditori ambulanti e calessi - passano ore e ore di stanza alla Fontana di Trevi. La densità di forze dell'ordine presenti nell'ipotetica circonferenza che ha come centro la Fontana di Trevi e arriva fino al Parlamento è altissima.
Com'è possibile, allora, che nessuno si sia accorto di nulla?
La verità è che Roma è indifesa. Altro che Al Gore e le sue teorie sul global warming: la vera paura è un'altra, molto più vicina e concreta.
Se è stato così semplice riversare del colore nella fontana, lasciare la scatola con i volantini della rivendicazione e scomparire... quando si parla di "rischio attentati in Italia", voi, che sensazione provate?
Stupore non per l'atto – al quale ognuno di noi può accostare i più variopinti epiteti - ma per le circostanze.
Fontana di Trevi non è il Tevere o il lago di Bracciano. E' un monumento al centro di una delle città più belle del mondo. Palazzo Chigi, il Parlamento e ministeri vari sono lì a poche centinaia di metri. Vigili, carabinieri e polizia - insieme a turisti, venditori ambulanti e calessi - passano ore e ore di stanza alla Fontana di Trevi. La densità di forze dell'ordine presenti nell'ipotetica circonferenza che ha come centro la Fontana di Trevi e arriva fino al Parlamento è altissima.
Com'è possibile, allora, che nessuno si sia accorto di nulla?
La verità è che Roma è indifesa. Altro che Al Gore e le sue teorie sul global warming: la vera paura è un'altra, molto più vicina e concreta.
Se è stato così semplice riversare del colore nella fontana, lasciare la scatola con i volantini della rivendicazione e scomparire... quando si parla di "rischio attentati in Italia", voi, che sensazione provate?
Tuesday, October 16, 2007
Hillary's money

Snocciolati i risultati della raccolta dei fondi, scoppia la guerra tra Obama e Hillary.
Il senatore dell'Illonois ha appena mandato una email ai suoi sostenitori, chiedendo un aiuto per chiudere il gap con la frontrunner democratica: servono 2.1 milioni di dollari.
Il messaggio lanciato da Obama arriva dritto al punto, ' i soldi di Hillary Clinton arrivano dai lobbisti e da gruppi di interesse' e non da americani che cercano un vero cambiamento a Washington.
Insomma, Hillary puzza di vecchio e Obama scrive a chiare lettere che lui, dalla potentissime lobby americane, non ha accettato nemmeno un centesimo. Mentre lei ha candidamente affermato che i lobbisti rappresantano 'real Americans'
Monday, October 15, 2007
Il guru di JFK: Giuliani mandera' al tappeto Hillary
Ted Sorensen, storico braccio destro di John F. Kennedy, non è l'ultimo arrivato tra i democratici americani. Eppure, sull'esito di quello che appare come il più probabile scontro per aggiudicarsi la Casa Bianca, non ha dubbi: Hillary Clinton uscirebbe massacrata da uno scontro con Rudy Giuliani. Il problema di Hillary, spiega senza peli sulla lingua, è che "non piace a moltissime persone". In questa intervista al quotidiano inglese Telegraph, Sorensen riversa critiche a fiume sull'ex first lady che, per il guru di JFK, tende a tergiversare piu' del necessario e a presentare "programmi in 5 punti" piu' adatti a lezioni universitarie che a elezioni presidenziali.
Molto meglio, per il partito democratico, sarebbe secondo lui candidare Barack Obama, al quale riconosce tante qualità in comune con John F. Kennedy. Iniziando da un sorriso "vincente" e un modo di comunicare con il proprio pubblico calmo e rilassato, che arriva dritto al cuore degli americani. Kennedy segno' un'era diventando il primo presidente cattolico degli Stati Uniti. Adesso Obama, secondo Sorensen, potrebbe essere il primo afro-americano ad occupare la Casa Bianca.
Qui un video di Sorensen che introduce Barack Obama ad un comizio a Des Moines, Iowa.
Molto meglio, per il partito democratico, sarebbe secondo lui candidare Barack Obama, al quale riconosce tante qualità in comune con John F. Kennedy. Iniziando da un sorriso "vincente" e un modo di comunicare con il proprio pubblico calmo e rilassato, che arriva dritto al cuore degli americani. Kennedy segno' un'era diventando il primo presidente cattolico degli Stati Uniti. Adesso Obama, secondo Sorensen, potrebbe essere il primo afro-americano ad occupare la Casa Bianca.
Qui un video di Sorensen che introduce Barack Obama ad un comizio a Des Moines, Iowa.
Sunday, October 14, 2007
The biggest threat to the West lies within itself, not with Islam
Lo dimostrano articoli come questo.
Friday, October 12, 2007
Gore 2008, una speranza per i repubblicani
Mercoledì 10 ottobre il New York Times ospitava a piena pagina questa lettera indirizzata all'ex vice presidente Al Gore e scritta dai volontari di Draft Gore, organizzazione di democratici convinti che "Gore sia la vera voce del partito e l'unico leader in grado di restituire la Casa Bianca agli americani".
Vincendo il Nobel per la pace, il neo salvatore del pianeta Terra sembra entrare nell'arena delle prossime presidenziali americane direttamente dalla porta principale.
La dimostrazione che Gore 2008 non sia solo una speculazione mediatica, ma qualcosina di più, arriva dall'incessante lavoro dei volenterosi draftgoriani, intenti a raccogliere in tutti gli Stati Uniti le firme necessarie all'ex vice presidente per partecipare alle prossime elezioni primarie.
Ma se il menu du jour suona come "America does not need another prize, we need another president", qui si copia/incolla e sottoscrive il primo commento a questo post:
"Global Warming and Al Gore. One is an unproven theory and the other is a proven loser. That’s something to which we can look forward."
Ps. Letture fortemente consigliate sull'argomento: l'Istituto Bruno Leoni e The Right Nation.
Vincendo il Nobel per la pace, il neo salvatore del pianeta Terra sembra entrare nell'arena delle prossime presidenziali americane direttamente dalla porta principale.
La dimostrazione che Gore 2008 non sia solo una speculazione mediatica, ma qualcosina di più, arriva dall'incessante lavoro dei volenterosi draftgoriani, intenti a raccogliere in tutti gli Stati Uniti le firme necessarie all'ex vice presidente per partecipare alle prossime elezioni primarie.
Ma se il menu du jour suona come "America does not need another prize, we need another president", qui si copia/incolla e sottoscrive il primo commento a questo post:
"Global Warming and Al Gore. One is an unproven theory and the other is a proven loser. That’s something to which we can look forward."
Ps. Letture fortemente consigliate sull'argomento: l'Istituto Bruno Leoni e The Right Nation.
Friday, September 14, 2007
Sicurezza? Gli americani preferiscono Giuliani
Nonostante le critiche di chi lo accusi di usare la tragedia dell’11 settembre per fini elettorali (un piccolo esempio qui), Rudy Giuliani sembra non avere rivali quando si parla di sicurezza.
Alla domanda “se gli Stati Uniti fossero colpiti da un altro attacco terroristico, vi sentireste più a vostro agio con Hillary Clinton o Rudy Giuliani come presidente?”, gli americani in questo sondaggio (punto 53 ndGNY) hanno risposto cosi’.
Giuliani 50%
Clinton 36%
Da notare, la risposta data dagli intervistati che si sono identificati come democratici. Ben il 28% di loro preferirebbe comunque Giuliani alla Clinton. Al contrario, solo il 12% dei repubblicani avrebbe scelto Hillary al posto dell’ex sindaco di New York.
Anche tra gli indipendenti, ovvero quelli che non si identificano né col partito repubblicano né con quello democratico, Giuliani conquista la fiducia più alta con un 47%, contro il solo 28% di Hillary Clinton.
Alla domanda “se gli Stati Uniti fossero colpiti da un altro attacco terroristico, vi sentireste più a vostro agio con Hillary Clinton o Rudy Giuliani come presidente?”, gli americani in questo sondaggio (punto 53 ndGNY) hanno risposto cosi’.
Giuliani 50%
Clinton 36%
Da notare, la risposta data dagli intervistati che si sono identificati come democratici. Ben il 28% di loro preferirebbe comunque Giuliani alla Clinton. Al contrario, solo il 12% dei repubblicani avrebbe scelto Hillary al posto dell’ex sindaco di New York.
Anche tra gli indipendenti, ovvero quelli che non si identificano né col partito repubblicano né con quello democratico, Giuliani conquista la fiducia più alta con un 47%, contro il solo 28% di Hillary Clinton.
Wednesday, September 12, 2007
Tuesday, September 11, 2007
La parabola della Farkas
Alessandra Farkas, corrispondente da New York del Corriere della Sera, ha incensato i suoi lettori con “La parabola di Giuliani”. L’articolo, a pagina 4 del Corriere di oggi, rappresenta uno dei piu’ splendidi esempi di invettiva pro Hillary "made in Italy". Il pezzo, confezionato ad arte per mescolare le carte in tavola ed offrire una prospettiva della realta’ completamente errata, trasuda faziosita’ ad ogni riga.
Se e’ vero, come dice la Farkas, che “il mito dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani fa acqua da tutte le parti”, potrebbe almeno trovare una spiegazione plausibile ai sondaggi che vedono Giuliani, indisturbato, sempre in testa alla classifica. Al contrario preferisce nascondersi dietro il New York Times o il New Yorker, quotidiani noti per avere nei confronti dei repubblicani, la stessa obiettivita’ che Repubblica ed il Manifesto hanno nei confronti di Berlusconi.
“Contro di lui si sono gia’ scagliati pompieri, poliziotti, medici” continua la Farkas, non menzionando ovviamente tutte quelle associazioni tra le forze dell’ordine, che si sono apertamente schierate a favore di Giuliani.
Se New York Times e New Yorker non fossero abbastanza per sostenere la teoria “Rudy non e’ piu’ sindaco d’America” ecco spuntare un sondaggio. Gallup? Rasmussen Reports? Cnn? No. Niente di tutto cio’. L’analisi offerta e’ quella di “Salon.com”, noto per le sue posizioni ultra liberal, che la giornalista cita per supportare l'idea che Giuliani usi "la tragedia per fini elettorali'. Il magazine on line “ha calcolato che dopo gli attentanti, Giuliani passo’ sul luogo della strage appena 29 ore, contro ben 58 ore spese allo stadio della sua squadra del cuore: gli Yankees”.

Oggi pero', a differenza di tutti i websites dei papabili candidati alle presidenziali del 2008, sia repubblicani che democratici, quello di Rudolph Giuliani e’ - per usare una metafora - a mezz’asta.
Io la chiamo lezione di stile. La Farkas la definirebbe certamente “manipolazione del dolore”.
Se e’ vero, come dice la Farkas, che “il mito dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani fa acqua da tutte le parti”, potrebbe almeno trovare una spiegazione plausibile ai sondaggi che vedono Giuliani, indisturbato, sempre in testa alla classifica. Al contrario preferisce nascondersi dietro il New York Times o il New Yorker, quotidiani noti per avere nei confronti dei repubblicani, la stessa obiettivita’ che Repubblica ed il Manifesto hanno nei confronti di Berlusconi.
“Contro di lui si sono gia’ scagliati pompieri, poliziotti, medici” continua la Farkas, non menzionando ovviamente tutte quelle associazioni tra le forze dell’ordine, che si sono apertamente schierate a favore di Giuliani.
Se New York Times e New Yorker non fossero abbastanza per sostenere la teoria “Rudy non e’ piu’ sindaco d’America” ecco spuntare un sondaggio. Gallup? Rasmussen Reports? Cnn? No. Niente di tutto cio’. L’analisi offerta e’ quella di “Salon.com”, noto per le sue posizioni ultra liberal, che la giornalista cita per supportare l'idea che Giuliani usi "la tragedia per fini elettorali'. Il magazine on line “ha calcolato che dopo gli attentanti, Giuliani passo’ sul luogo della strage appena 29 ore, contro ben 58 ore spese allo stadio della sua squadra del cuore: gli Yankees”.

Oggi pero', a differenza di tutti i websites dei papabili candidati alle presidenziali del 2008, sia repubblicani che democratici, quello di Rudolph Giuliani e’ - per usare una metafora - a mezz’asta.
Io la chiamo lezione di stile. La Farkas la definirebbe certamente “manipolazione del dolore”.
Monday, September 10, 2007
Friday, September 7, 2007
Bush a Sydney - evoluzioni pacifiste
Thursday, September 6, 2007
Fred Thompson is (officially) in
Mentre Fred Thompson, dopo aver sondato il terreno per mesi (e mesi) si preparava ad ufficializzare la propria candidatura anche al "Tonight Show with Jay Leno", Fox News trasmetteva dal New Hampshire il "Republican Presidential Primary Debate".
Alla domanda "chi ha fatto la mossa piu' intelligente, voi che siete qui e che siete scesi in campo da tanto tempo, o il senatore Thompson?" Mike Huckabee, Ron Paul, John McCain, Mitt Romney e Rudy Giuliani hanno risposto cosi'.
Alla domanda "chi ha fatto la mossa piu' intelligente, voi che siete qui e che siete scesi in campo da tanto tempo, o il senatore Thompson?" Mike Huckabee, Ron Paul, John McCain, Mitt Romney e Rudy Giuliani hanno risposto cosi'.
Wednesday, September 5, 2007
I pacifisti vietano ai democratici di usare occhi e cervello
A chi crede ancora nel concetto che la sinistra americana sia libera, slegata da interessi di democratica bottega, ma soprattutto che l’ipocrisia sia tutta a destra e che i repubblicani siano tutti lobotomizzati dalla Casa Bianca, basta un click qui. Opinion Journal ci regala una retrospettiva interessante che dipinge, in modo inequivocabile, il concetto di personal opinion che regna nel partito democratico. O meglio, a cosa vadano incontro gli eletti nelle file democratiche, quando osino elaborare concetti non in linea col partito.
La vittima e’ Brian Baird, Congressman democratico dello stato di Washington, reo di avere usato toni positivi parlando della guerra in Iraq, ma soprattutto di aver considerato il ritiro delle truppe americane un errore.
“Da democratico che ha votato contro la guerra” si legge in un comunicato “sono convinto, prove alla mano, che la situazione abbia cominciato a cambiare sostanzialmente in meglio”. E ancora “in questo momento non dobbiamo ritirare o bloccare i finanziamente alle nostre truppe”.
Apriti cielo. La reprimenda arriva a distanza di pochi giorni dal movimento MoveOn.org, con un il video ad hoc trasmesso nel distretto elettorale del politico (per sputtanarlo meglio di fronte ai propri elettori). Il filmato e’ corredato da un'allettante introduzione “Abbiamo un nuovo spot che sfida Baird ed il suo sostegno alla guerra in Iraq”. Ma il video e’ la solita tiritera. La presenza degli americani in Iraq “e’ sbagliata, immorale, irresponsabile”. Nessuna analisi, nessuna critica mirata. Niente di niente. Il messaggio pero’ e’ chiarissimo: per i pacifisti è vietato ammettere che in Iraq l'esercito americano sta compiendo progressi. Per loro, l'unico democratico buono è quello che chiude gli occhi dinanzi all'evidenza e ha mandato il cervello all'ammasso.
La vittima e’ Brian Baird, Congressman democratico dello stato di Washington, reo di avere usato toni positivi parlando della guerra in Iraq, ma soprattutto di aver considerato il ritiro delle truppe americane un errore.
“Da democratico che ha votato contro la guerra” si legge in un comunicato “sono convinto, prove alla mano, che la situazione abbia cominciato a cambiare sostanzialmente in meglio”. E ancora “in questo momento non dobbiamo ritirare o bloccare i finanziamente alle nostre truppe”.
Apriti cielo. La reprimenda arriva a distanza di pochi giorni dal movimento MoveOn.org, con un il video ad hoc trasmesso nel distretto elettorale del politico (per sputtanarlo meglio di fronte ai propri elettori). Il filmato e’ corredato da un'allettante introduzione “Abbiamo un nuovo spot che sfida Baird ed il suo sostegno alla guerra in Iraq”. Ma il video e’ la solita tiritera. La presenza degli americani in Iraq “e’ sbagliata, immorale, irresponsabile”. Nessuna analisi, nessuna critica mirata. Niente di niente. Il messaggio pero’ e’ chiarissimo: per i pacifisti è vietato ammettere che in Iraq l'esercito americano sta compiendo progressi. Per loro, l'unico democratico buono è quello che chiude gli occhi dinanzi all'evidenza e ha mandato il cervello all'ammasso.
Tuesday, September 4, 2007
Thursday, August 30, 2007
Zero tolleranza zero
Anno 2000. Giuliano Amato è presidente del Consiglio. Dal pulpito di un convegno a Frascati promette tolleranza zero: "Dobbiamo rispondere alla domanda di sicurezza. Dobbiamo saperci dimostrare inflessibili contro la criminalità. (...) Tutte le questure italiane, se vogliono conservare i loro questori, devono adottare una linea di non tolleranza".
Oggi, sette anni dopo. Giuliano Amato è ministro dell'Interno. Con una lettera al Corriere della Sera promette agli italiani: "Serve una lotta all'illegalità a 360 gradi, così come fece Rudolph Giuliani, da sindaco di New York."
Cambiano gli anni e gli incarichi. Quello che non cambia è il risultato della tolleranza zero versione Giuliano Amato: zero. E se non ha fatto nulla come premier, non si vede perché mai dovrebbe riuscire a combinare qualcosa come semplice ministro.
Post scriptum. Sulla tolleranza zero versione Giuliano Amato please check A Conservative Mind out!
Oggi, sette anni dopo. Giuliano Amato è ministro dell'Interno. Con una lettera al Corriere della Sera promette agli italiani: "Serve una lotta all'illegalità a 360 gradi, così come fece Rudolph Giuliani, da sindaco di New York."
Cambiano gli anni e gli incarichi. Quello che non cambia è il risultato della tolleranza zero versione Giuliano Amato: zero. E se non ha fatto nulla come premier, non si vede perché mai dovrebbe riuscire a combinare qualcosa come semplice ministro.
Post scriptum. Sulla tolleranza zero versione Giuliano Amato please check A Conservative Mind out!
Tuesday, August 28, 2007
Lavavetri e pasionarie fiorentine
L’ordinanza del sindaco di Firenze sui lavavetri merita un applauso. Se non altro per la consapevolezza, da parte di chi l'ha voluta, del putiferio che avrebbe scatenato.
Non essendoci cosa peggiore, per un politico di sinistra, che l'essere apostrofato come qualcuno che fa “cose di destra”, possiamo solo immaginare lo stato d’animo dell’assessore Cioni, costretto a spiegare a chi gli aveva gia’ messo un fez in testa, un concetto semplicissimo: la tutela del cittadino non e' una prerogativa di destra o di sinistra, ma semplicemente il compito di un buon amministratore.
Compito che, nel caso specifico, appare difficilissimo. Lo conferma il fatto che chi dovrebbe conoscere molto bene la situazione fiorentina, come i consiglieri comunali, accusa la giunta di essere ricorsa a “provvedimenti ingiusti e lesivi della dignità umana” oppure che l'ordinanza rischi di indurre gli ex lavavetri “ad azioni altrettanto fastidiose o addirittura illegali per procurarsi di che vivere”.
Curioso che affermazioni come queste arrivino proprio da due compagne, che pare ignorino (volutamente?) un punto fondamentale dell’ordinanza. Dove si legge infatti che “si sono verificati molteplici episodi di molestie soprattutto agli incroci semaforizzati e che ciò configura pericolo di conflitto sociale per i numerosi alterchi verificatisi, in particolare nei confronti delle donne sole”.
Sembra quasi che per le due consigliere insulti e molestie a semaforo rosso siano le cose piu' normali del mondo. Talmente normali da preoccuparsi di piu' se il provvedimento piace al vice sindaco aennino di Milano, piuttosto che pensare alla sicurezza delle fiorentine al volante.
Non essendoci cosa peggiore, per un politico di sinistra, che l'essere apostrofato come qualcuno che fa “cose di destra”, possiamo solo immaginare lo stato d’animo dell’assessore Cioni, costretto a spiegare a chi gli aveva gia’ messo un fez in testa, un concetto semplicissimo: la tutela del cittadino non e' una prerogativa di destra o di sinistra, ma semplicemente il compito di un buon amministratore.
Compito che, nel caso specifico, appare difficilissimo. Lo conferma il fatto che chi dovrebbe conoscere molto bene la situazione fiorentina, come i consiglieri comunali, accusa la giunta di essere ricorsa a “provvedimenti ingiusti e lesivi della dignità umana” oppure che l'ordinanza rischi di indurre gli ex lavavetri “ad azioni altrettanto fastidiose o addirittura illegali per procurarsi di che vivere”.
Curioso che affermazioni come queste arrivino proprio da due compagne, che pare ignorino (volutamente?) un punto fondamentale dell’ordinanza. Dove si legge infatti che “si sono verificati molteplici episodi di molestie soprattutto agli incroci semaforizzati e che ciò configura pericolo di conflitto sociale per i numerosi alterchi verificatisi, in particolare nei confronti delle donne sole”.
Sembra quasi che per le due consigliere insulti e molestie a semaforo rosso siano le cose piu' normali del mondo. Talmente normali da preoccuparsi di piu' se il provvedimento piace al vice sindaco aennino di Milano, piuttosto che pensare alla sicurezza delle fiorentine al volante.
Monday, August 27, 2007
Il "modello Italia" conquista la stampa Usa
La stampa liberal inizia a fare i conti con l'efficienza del governo Prodi. Il New York Times, molto perplesso, in un recente articolo sull'immigrazione ha fatto sapere ai suoi lettori che il ministero dell'Interno italiano «non ha potuto fornire statistiche precise perché il personale autorizzato a parlare con la stampa era in vacanza». Qui se ne stupiscono, e magari si stupiscono pure perché in Italia nessuno si lamenta di simili assenze. Non sanno che il peggio di solito accade a settembre, quando il governo torna al lavoro.
Thursday, August 23, 2007
L'inciviltà della Saudi Airlines e le parole al vento di D'Alema
Nel marzo del 2006 Massimo D’Alema, a margine di un convegno sulla societa’ multiculturale, sosteneva di non avere dubbi sul fatto di dover “rivendicare che in tutti i paesi ci sia la liberta' religiosa”. Ora, da ministro degli Esteri, potrebbe fare una telefonata a Sua Eccellenza Mohammed Ibrahim I. Al Jarallah, ambasciatore in Italia del Regno dell'Arabia Saudita, per chiedere lumi su una piccola regola della Saudi Airlines.
Il sito ufficiale della compagnia aerea saudita, alla voce “Customs Regulation”, recita che, per ragioni religiose e leggi locali, le linee aeree di Riyadh vietano di introdurre nel regno, e quindi sui loro apparecchi, "oggetti e articoli che appartengono a religioni" diverse da quella mussulmana. Questi oggetti "possono includere Bibbie, crocifissi, statue, sculture, oggetti con simboli religiosi come la stella di David e altri".
Sul sito italiano dell’ambasciata pero’, tra le restrizioni per chi viaggia in Arabia Saudita, leggiamo solo che “sono proibiti alcol, narcotici, armi, munizioni, carne suina e materiale pornografico” e che “Makkah e Madinah sono luoghi di particolare significato religioso e solo persone di fede islamica vi possono accedere”.
In attesa di capire quale tra i due siti sia il piu’ aggiornato (il sospetto e’ che in via Raimondi qualcuno sia in ferie), qui si e’ pienamente d’accordo con quanto si legge sul New York Sun. Daniel Pipes lancia infatti una sensatissima provocazione: impedire alla Saudi Airlines di fare rotta nei 18 aeroporti europei in cui fa scalo, nel Nord America e in Giappone, almeno fino a quando non verrà cambiata la regola doganale che discrimina e offende i fedeli di altre religioni.
L'idea di Pipes si basa su quel criterio di reciprocità che dovrebbe valere tra tutti i paesi civili. L'Arabia Saudita, non potendo permettersi di essere esclusa da queste rotte, tantomeno di rischiare l'isolamento applicando una sorta di embargo alle compagnie aeree occidentali, a questo punto potrebbe valutare di compiere un passo indietro e adottare regole più civili. Aprendo uno spiraglio a quella liberta' di culto che il nostro ministro degli Esteri, almeno a parole, un tempo difendeva.
Il sito ufficiale della compagnia aerea saudita, alla voce “Customs Regulation”, recita che, per ragioni religiose e leggi locali, le linee aeree di Riyadh vietano di introdurre nel regno, e quindi sui loro apparecchi, "oggetti e articoli che appartengono a religioni" diverse da quella mussulmana. Questi oggetti "possono includere Bibbie, crocifissi, statue, sculture, oggetti con simboli religiosi come la stella di David e altri".
Sul sito italiano dell’ambasciata pero’, tra le restrizioni per chi viaggia in Arabia Saudita, leggiamo solo che “sono proibiti alcol, narcotici, armi, munizioni, carne suina e materiale pornografico” e che “Makkah e Madinah sono luoghi di particolare significato religioso e solo persone di fede islamica vi possono accedere”.
In attesa di capire quale tra i due siti sia il piu’ aggiornato (il sospetto e’ che in via Raimondi qualcuno sia in ferie), qui si e’ pienamente d’accordo con quanto si legge sul New York Sun. Daniel Pipes lancia infatti una sensatissima provocazione: impedire alla Saudi Airlines di fare rotta nei 18 aeroporti europei in cui fa scalo, nel Nord America e in Giappone, almeno fino a quando non verrà cambiata la regola doganale che discrimina e offende i fedeli di altre religioni.
L'idea di Pipes si basa su quel criterio di reciprocità che dovrebbe valere tra tutti i paesi civili. L'Arabia Saudita, non potendo permettersi di essere esclusa da queste rotte, tantomeno di rischiare l'isolamento applicando una sorta di embargo alle compagnie aeree occidentali, a questo punto potrebbe valutare di compiere un passo indietro e adottare regole più civili. Aprendo uno spiraglio a quella liberta' di culto che il nostro ministro degli Esteri, almeno a parole, un tempo difendeva.
Tuesday, August 21, 2007
Intifada NYC
Inneggiare apertamente alla violenza islamica a New York? Tutto è possibile. Arab Women Active in Art and Media è l'associazione che ha avuto la brillante idea di creare le simpatiche t-shirts "Intifada New York City" che potete ammirare qui sopra. Abituati come siamo a vedere ben di peggio, l' exploit creativo di questa organizzazione potrebbe quasi passare inosservato. Piccolo particolare, difficilmente trascurabile, il commento che "Debbie" Almontaser (ormai ex preside della scuola pubblica di Brooklyn dedicata all'insegnamento della cultura e della lingua araba) ha candidamente rilasciato: "Credo non sia altro che un modo per le ragazze di esprimere la propria appartenenza nella società newyorkese... e liberarsi dall'oppressione".Se pochissimi hanno capito da che sorta di "oppressione" debbano liberarsi queste ragazze (siamo a New York), in molti, sindaco Bloomberg compreso, hanno accolto con un sospiro di sollievo le dimissioni della signora Almontaser da direttrice della Khalil Gibran International Academy. Una scuola che sta assumendo, sempre di più, le sembianze di una madrassa a spese dei contribuenti.
P.S: la storia della metamorfosi che accompagna la Khalil Gibran International Academy può essere seguita dalle pagine del New York Sun, dal sito di Daniel Pipes e qui.
Friday, August 17, 2007
Allah per Dio?! No, grazie
Sara' l'eta' o forse lo stress da prepensionamento, ma la sparata del Vescovo cattolico di Breda, Tiny Muskens, ha dell'incredibile. "Allah è una parola molto bella per 'Dio'. Non dovremmo, d'ora in poi, chiamarLo 'Allah'? A Dio non interessa come Lo si chiami" ha affermato il prelato olandese durante una trasmissione televisiva.
A supporto della sua stravagante proposta, il Vescovo ha ricordato i suoi anni trascorsi in Indonesia, dove nelle chiese cattoliche Dio viene appunto chiamato Allah.
Ma essendo Breda ancora parte di quella monarchia parlamentare chiamata Olanda, dove la lingua ufficiale, fino a prova contraria, e' l'olandese e non l'arabo: non sarebbe piu' corretto chiamare Allah, olandescamente parlando, 'God'?
Allah for God?! No, Thank's
It might be his age or some manifestation of preretirement stress, but the words of the Catholic Bishop of Breda, Holland, Tiny Musken, are hard to believe. “Allah is a very beautiful word for God. Shouldn’t we all say that from now on we will call God Allah? God doesn’t care what we call Him”. So asserted the Dutch prelate during a recent television program.
To support his outlandish proposal, the Bishop recalled his years serving in Indonesia where Catholic churches referred to God as "Allah".
However, as Breda remains (until further notice) part of the parliamentary democracy known as Holland, whose official language remains (until further notice) Dutch and not Arabic, wouldn’t it be more correct, using the Bishop's example, to refer to "Allah" as “God” in Holland?
A supporto della sua stravagante proposta, il Vescovo ha ricordato i suoi anni trascorsi in Indonesia, dove nelle chiese cattoliche Dio viene appunto chiamato Allah.
Ma essendo Breda ancora parte di quella monarchia parlamentare chiamata Olanda, dove la lingua ufficiale, fino a prova contraria, e' l'olandese e non l'arabo: non sarebbe piu' corretto chiamare Allah, olandescamente parlando, 'God'?
Allah for God?! No, Thank's
It might be his age or some manifestation of preretirement stress, but the words of the Catholic Bishop of Breda, Holland, Tiny Musken, are hard to believe. “Allah is a very beautiful word for God. Shouldn’t we all say that from now on we will call God Allah? God doesn’t care what we call Him”. So asserted the Dutch prelate during a recent television program.
To support his outlandish proposal, the Bishop recalled his years serving in Indonesia where Catholic churches referred to God as "Allah".
However, as Breda remains (until further notice) part of the parliamentary democracy known as Holland, whose official language remains (until further notice) Dutch and not Arabic, wouldn’t it be more correct, using the Bishop's example, to refer to "Allah" as “God” in Holland?
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