Tuesday, November 13, 2007

Il 'professionalismo' del Corriere



Il motto della polizia di New York "Courtesy, Professionalism, Respect" ci viene ricordato oggi dal Corriere. Lo "slogan, ancora oggi affisso a caratteri cubitali sulla portiera delle volanti della polizia: «Cortesia, professionalismo e rispetto».
Che fine ha fatto la professionalita'?

Monday, November 12, 2007

Guardian: Blair isn't to blame for Islamist terror

Quello che non ti aspetteresti mai di leggere sulla versione domenicale del Guardian, The Observer. Ovvero un articolo scritto da un deputato eletto nel file del partito laburista inglese, Denis MacShane, che senza tanti giri di parole sostiene che "una delle menzogne piu' ricorrenti nell'attuale dibattito sul terrorismo islamico e' che sia tutta colpa di George Bush e Tony Blair".
Nella sua analisi, controcorrente rispetto alla sinistra inglese ed europea, ricorda il massacro di Luxor nel 1997, l'attentato alla metropolitana parigina del 1995 e l'assassinio del Presidente egiziano Anwar Al Sadat. Fatti avvenuti prima dell'arrivo di Blair ma soprattutto non riconducibili all'attuale guerra in Iraq.
MacShane cita un report appena pubblicato nel quale viene svelato il materiale disponibile nelle moschee, nelle scuole e nelle librerie mussulmane in Inghilterra. Materiale che "rivela una miscela di antisemitismo, misoginia e omofobia" si legge nell'articolo. La risposta data dal Muslim Council of Britain in proposito, e' stata quella di attaccare la ricerca invece di chiedere alle moschee, come sottolinea il deputato, "di svuotare gli scaffali".
Per MacShane e' chiara una cosa sola. Fino a che continuara' a circolare materiale come quello descritto nella ricerca, ma soprattutto fino a quando non saranno gli stessi mussulmani a contestare il terrorismo, l'antisemitismo, la misoginia e l'omofobia a Riyadh, Cairo, Qatar e Teheran, la nascita di una politica islamica democratica ed europea, sara' sempre piu' difficile.

Saturday, November 10, 2007

Verdi e nucleare: delirio puro

"Senza dimenticare che questo tipo di energia implica per forze di cose la costruzione della bomba atomica".
Parola del capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.
Delirio puro.

Friday, November 9, 2007

A proposito di censura e di Gentiloni

Chi la fa l'aspetti, dice il proverbio. E chi posta aspetti i commenti, dico io.
Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni, ha usato l'onda emotiva per la scomparsa di Enzo Biagi per scaricare la solita vagonata di letame su Silvio Berlusconi.

"Dopo la morte di Enzo Biagi, Berlusconi ha negato l'esistenza dell'editto bulgaro.Ve lo ripropongo qui, affinchè quella pagina vergognosa non sia dimenticata" leggiamo oggi sul sito del Ministro.

Per lettori ed elettori pero', il post ha il sapore di minestrina riscaldata.
Qui sotto un copia/incolla dei migliori commenti, prima che l'insidacabile giudizio del proprietario del blog decida di cancellarli.

OLBRUZIO scrive "GENTILONUCCIO MINISTRO DER PIACIONE, FAI BENE A DIFENDERE BIAGI, PERO' TE E I TUOI AMICHETTI AVETE FATTO UN BELL'EDITTO BULGARO CONTRO I BLOG, GIA' TE NE SEI DIMENTICATO CARO??"

Elettore di Sinistra sottolinea "Fa bene a ricordare questo spiacevole ricordo riguardante il precedente Presidente del Consiglio... Le chiedo però una cortesia: affinchè tutto questo non possa più ripetersi in futuro, provveda a levare le mani della politica dalla TV di stato..."

Killeader si domanda "Signor ministro, mi scusi, ma lei cosa sta facendo perché non accada piu'? E cosa ha fatto fino ad oggi? Il conflitto di interesse? Rete quattro? Il Wi-Max? Sono concetti che dovrebbe affrontare ogni giorno, come mai non la sentiamo mai parlarne, se non su richiesta della iena di turno?"

Rocco Sergi chiede che alle parole seguano i fatti. "Sono completamente d'accordo con lei. L'editto bulgaro c'è stato. Noi cittadini possiamo solo ricordarlo, lei in qualità di ministro potrebbe fare qualcosa di più. [...] Tutti noi cittadini saremmo più contenti e soprattutto meno frustrati se voi che siete al governo vi adoperaste affinchè diritti e libertà fossero garantiti a tutti."

Emanuele Menis, cordialmente, "...complimenti per la sua vis giornalistica ma le ricordo che lei è il ministro delle telecomunicazioni e sarebbe bene che lei parlasse con le leggi o le proposte di legge. [...]Al lavoro caro ministro: è finito il tempo dei convegni. E' ora di fare qualcosa. Il tempo sta passando ".

Thursday, November 8, 2007

Give me a break - global warming

Sull'articolo con il quale John Coleman, fondatore di The Weather Channel, ha detto la sua sul Global Warming hanno scritto il Mango di Treviso e The Right Nation. Qui sotto trovate il video della ABC citato nell'articolo che, secondo Coleman, e' stato l'unico servizio televisivo a dare una versione diversa della faccenda: piu' realista e meno catastrofista.

Wednesday, November 7, 2007

Si era gia' detto tutto da solo

Pippo Baudo, aprile 2006, dopo che Silvio Berlusconi ha definito "coglioni" quelli che voteranno per la sinistra: «E allora andiamo tutti a votare come tanti coglioni».

Pippo Baudo, novembre 2007, dopo che la sinistra ha annunciato che intende mettere un tetto agli stipendi Rai: «Sono veterocomunisti, irresponsabili. Il calmiere sa di dittatura, di paese non libero».

Niente da aggiungere, si era gia' detto tutto da solo.

Friday, November 2, 2007

Quello che i Clinton non dicono

Triste, anzi tristissima la mail mandata ieri da Patti Solis Doyle, manager della campagna elettorale di Hillary Clinton. Criticando gli attacchi alla senatrice nel corso dell'ultimo dibattito, ma anche i commenti sulla stampa americana, la Doyle ci ha ricordato che Hillary "e' una donna forte. Ne e' venuta fuori bene". Ma "avra' bisogno"dell'aiuto dei suoi sostenitori. Non e' una novita' che le campagne elettorali siano caratterizzate da colpi bassi, attacchi personali o familiari (basta ricordare i commenti su Rudy Giuliani e sua figlia, Caroline, pro Obama). Soprattutto non si puo' avere la pretesa, come sembrano fare al quartier generale di Hillary for President, di essere sopra ogni critica e di giocare la carta del 'sesso debole' quando le cose sembrano mettersi male. Se fosse stata uomo e non donna, avremmo mai letto qualcosa che ci andava a rassicurare sulla sua presunta "forza"?
"Grazie per essere vicino a Hillary in questo momento critico dellasua campagna" si legge a conclusione del messaggio. Per i sostenitori della senatrice, forse, sarebbe stato meglio che rispondesse, anche sei in ritardo, a tutte le domande davanti alle quali e' fuggita durante i confronti televisivi. Ad esempio, riguardo alla proposta del governatore di New York Sptizer di dare la patente agli immigrati irregolari. Hillary Clinton e' favorevole o contraria? Nessuno lo ha capito. E ancora sulla spesa sociale: prima ha detto di non approvare e non supportare l'idea diincrementare le tasse, ma poi ha fatto sapere che l'ipotesi (di un aumento delle imposte) sarebbe comunque da prendere "in considerazione". Cosa vuole fare la senatrice, aumentare le tasse o no? Da Presidente degli Stati Uniti, e' pronta ad impegnarsi con il popolo americano affinche' l'Iran non sviluppi armi nucleari? Si o no?
A tutte queste domande Hillary Clinton ha dato risposte diverse o ambigue. Tanto da far scrivere agli editorialisti americani che è tornato il "Clintonesque", l'imbarazzante linguaggio di suo marito Bill, che pur di non rispondere alle domande piu' difficili ricorreva a sofismi tipo:
"It depends on what the meaning of the words 'is' is." [Bill Clinton, durante una sua testimonianza al gran giuri' sull'affair con Monica Lewinsky nel 1988]
Tale moglie, tale marito. Chissa' se agli americani questa "continuità familiare" piace.

Wednesday, October 31, 2007

L'incoerenza di Hillary Clinton

Hillary Clinton non ha le carte in regola per essere il prossimo presidente degli Stati Uniti. A dirlo ogni giorno non sono i candidati alla nomination del Grand Old Party, bensi' i compagni di partito della stessa Hillary che, attualmente, sembrano essere i suoi piu' acerrimi nemici.
Barack Obama e John Edwards nel dibattito di ieri, hanno attaccato ripetutamente Hillary Clinton accusandola di avere delle posizioni ambigue su diversi temi (Iraq e Iran, ad esempio) e di cambiare spesso versione a seconda di chi sia l'interlocutore: dice una cosa quando parla negli Stati e l'esatto contrario quando e' a Washington o a New York.
Mancano meno di due mesi alle primarie in Iowa, e che simili attacchi siano pura tattica per cercare di ridurre il gap tra la front runner democratica e i suoi rivali e' cosa abbastanza ovvia. Presto i sondaggi ci diranno se l'effetto e' stato raggiunto.
Di sicuro, sin d'ora, c'e' che agli americani sintonizzati sul dibattito non e' sfuggita la brusca retromarcia di Hillary su una domanda relativa alla (mostruosa) proposta del Governatore di New York, Spitzer, di dare agli immigrati irregolari la patente. La senatrice prima si e' detta d'accordo con la proposta ma, dopo essere stata criticata dagli altri candidati, ha cambiato versione. John Edwards ha prontamente affermato "se non ho perso qualcosa, il senatore Clinton ha detto due cose diverse nel giro di pochi minuti" . Dello stesso avviso Barack Obama che si e' detto confuso dalla risposta di Hillary." Non ho capito se fosse favorevole o contraria alla proposta.
La senatrice (eletta nello stato di New York) sembra conoscere molto poco il suo collegio elettorale. Tanto da affermare che nello stato di New York ci sarabbero "svariati milioni' di immigrati irregolari. Il che, se la matematica non e' un'opinione, equivale a dire che piu' del 20% degli abitanti di questo stato sono clandestini.
Complimenti.

Qui su Hot Air il video con il momento clou, qui e qui la trascrizione tratta dal dibattito.

Tuesday, October 30, 2007

Quando l'Iraq aiuta la California

Gli americani sono piu' amati dagli iracheni che dagli europei. Lo si capisce chiaramente leggendo quanto scritto da Richard S. Lowry nel suo blog, che riporta una storia di eccezionale generosita'. Ma non solo. Questa rappresenta l'ennesima prova di come le conseguenze della guerra in Iraq possano avere una chiave di lettura completamente diversa da quella che la maggior parte dei media offre.
I militari iracheni di stanza a Besmaya, infatti, hanno raccolto 1000 dollari da inviare a supporto dei californiani vittime dei tremendi roghi che hanno devastato parte del Golden State. Dimostrazione, questa, di come i soldati iracheni non dimentichino "l'aiuto che il governo americano ha dato al popolo iracheno".

Friday, October 26, 2007

Eia, Eia, Zulfiqar

Coloratissima ed inequivocabile la risposta dell'Iran alle recenti sanzioni americane.
Ad una parata militare alla presenza dell'Ayatollah Ali Khamenei, i soldatini iraniani diventano un gigantesco Zulfiqar, la scimitarra simbolo di onore e martirio, che infilza una stella di David e una bandiera americana a 'svastiche' e strisce. Il video, trasmesso sul primo canale della tv iraniana, lo trovate (grazie a MEMRI) qui.

Wednesday, October 24, 2007

On the California Wildfires

Clicchi Hillary Clinton e trovi questo. Barack Obama ti manda direttamente da Schwarzenegger e John Edwards sembra prediligere la croce rossa.
Rudy Giuliani, John McCain , Mitt Romney e Fred Thompson non dicono nulla (per ora).
Very disappointing.

Monday, October 22, 2007

Giuliani: "America can't afford you" Hillary Clinton

Durante il dibattito di ieri sera in Florida, Chris Wallace ha pungolato Rudy Giuliani chiedendogli se fosse vero che le sue posizioni su temi sociali come aborto, matrimoni gay e controllo delle armi da fuoco, non fossero poi cosi' distanti da quelle della front runner democratica.
Parafrasando Hillary Clinton e le sue idee per cambiare l'America, Rudy ha risposto cosi'.

Friday, October 19, 2007

Bomba o non bomba

Quando leggo notizie come questa, la prima reazione che provo è di stupore.
Stupore non per l'atto – al quale ognuno di noi può accostare i più variopinti epiteti - ma per le circostanze.
Fontana di Trevi non è il Tevere o il lago di Bracciano. E' un monumento al centro di una delle città più belle del mondo. Palazzo Chigi, il Parlamento e ministeri vari sono lì a poche centinaia di metri. Vigili, carabinieri e polizia - insieme a turisti, venditori ambulanti e calessi - passano ore e ore di stanza alla Fontana di Trevi. La densità di forze dell'ordine presenti nell'ipotetica circonferenza che ha come centro la Fontana di Trevi e arriva fino al Parlamento è altissima.
Com'è possibile, allora, che nessuno si sia accorto di nulla?
La verità è che Roma è indifesa. Altro che Al Gore e le sue teorie sul global warming: la vera paura è un'altra, molto più vicina e concreta.
Se è stato così semplice riversare del colore nella fontana, lasciare la scatola con i volantini della rivendicazione e scomparire... quando si parla di "rischio attentati in Italia", voi, che sensazione provate?

Tuesday, October 16, 2007

Hillary's money



Snocciolati i risultati della raccolta dei fondi, scoppia la guerra tra Obama e Hillary.
Il senatore dell'Illonois ha appena mandato una email ai suoi sostenitori, chiedendo un aiuto per chiudere il gap con la frontrunner democratica: servono 2.1 milioni di dollari.
Il messaggio lanciato da Obama arriva dritto al punto, ' i soldi di Hillary Clinton arrivano dai lobbisti e da gruppi di interesse' e non da americani che cercano un vero cambiamento a Washington.
Insomma, Hillary puzza di vecchio e Obama scrive a chiare lettere che lui, dalla potentissime lobby americane, non ha accettato nemmeno un centesimo. Mentre lei ha candidamente affermato che i lobbisti rappresantano 'real Americans'

Monday, October 15, 2007

Il guru di JFK: Giuliani mandera' al tappeto Hillary

Ted Sorensen, storico braccio destro di John F. Kennedy, non è l'ultimo arrivato tra i democratici americani. Eppure, sull'esito di quello che appare come il più probabile scontro per aggiudicarsi la Casa Bianca, non ha dubbi: Hillary Clinton uscirebbe massacrata da uno scontro con Rudy Giuliani. Il problema di Hillary, spiega senza peli sulla lingua, è che "non piace a moltissime persone". In questa intervista al quotidiano inglese Telegraph, Sorensen riversa critiche a fiume sull'ex first lady che, per il guru di JFK, tende a tergiversare piu' del necessario e a presentare "programmi in 5 punti" piu' adatti a lezioni universitarie che a elezioni presidenziali.
Molto meglio, per il partito democratico, sarebbe secondo lui candidare Barack Obama, al quale riconosce tante qualità in comune con John F. Kennedy. Iniziando da un sorriso "vincente" e un modo di comunicare con il proprio pubblico calmo e rilassato, che arriva dritto al cuore degli americani. Kennedy segno' un'era diventando il primo presidente cattolico degli Stati Uniti. Adesso Obama, secondo Sorensen, potrebbe essere il primo afro-americano ad occupare la Casa Bianca.

Qui un video di Sorensen che introduce Barack Obama ad un comizio a Des Moines, Iowa.

Sunday, October 14, 2007

Friday, October 12, 2007

Gore 2008, una speranza per i repubblicani

Mercoledì 10 ottobre il New York Times ospitava a piena pagina questa lettera indirizzata all'ex vice presidente Al Gore e scritta dai volontari di Draft Gore, organizzazione di democratici convinti che "Gore sia la vera voce del partito e l'unico leader in grado di restituire la Casa Bianca agli americani".

Vincendo il Nobel per la pace, il neo salvatore del pianeta Terra sembra entrare nell'arena delle prossime presidenziali americane direttamente dalla porta principale.

La dimostrazione che Gore 2008 non sia solo una speculazione mediatica, ma qualcosina di più, arriva dall'incessante lavoro dei volenterosi draftgoriani, intenti a raccogliere in tutti gli Stati Uniti le firme necessarie all'ex vice presidente per partecipare alle prossime elezioni primarie.

Ma se il menu du jour suona come "America does not need another prize, we need another president", qui si copia/incolla e sottoscrive il primo commento a questo post:

"Global Warming and Al Gore. One is an unproven theory and the other is a proven loser. That’s something to which we can look forward."

Ps. Letture fortemente consigliate sull'argomento: l'Istituto Bruno Leoni e The Right Nation.

Friday, September 14, 2007

Sicurezza? Gli americani preferiscono Giuliani

Nonostante le critiche di chi lo accusi di usare la tragedia dell’11 settembre per fini elettorali (un piccolo esempio qui), Rudy Giuliani sembra non avere rivali quando si parla di sicurezza.
Alla domanda “se gli Stati Uniti fossero colpiti da un altro attacco terroristico, vi sentireste più a vostro agio con Hillary Clinton o Rudy Giuliani come presidente?”, gli americani in questo sondaggio (punto 53 ndGNY) hanno risposto cosi’.
Giuliani 50%
Clinton 36%
Da notare, la risposta data dagli intervistati che si sono identificati come democratici. Ben il 28% di loro preferirebbe comunque Giuliani alla Clinton. Al contrario, solo il 12% dei repubblicani avrebbe scelto Hillary al posto dell’ex sindaco di New York.
Anche tra gli indipendenti, ovvero quelli che non si identificano né col partito repubblicano né con quello democratico, Giuliani conquista la fiducia più alta con un 47%, contro il solo 28% di Hillary Clinton.

Wednesday, September 12, 2007

L' Shana Tova

Buon Anno, a tutti.

Tuesday, September 11, 2007

La parabola della Farkas

Alessandra Farkas, corrispondente da New York del Corriere della Sera, ha incensato i suoi lettori con “La parabola di Giuliani”. L’articolo, a pagina 4 del Corriere di oggi, rappresenta uno dei piu’ splendidi esempi di invettiva pro Hillary "made in Italy". Il pezzo, confezionato ad arte per mescolare le carte in tavola ed offrire una prospettiva della realta’ completamente errata, trasuda faziosita’ ad ogni riga.
Se e’ vero, come dice la Farkas, che “il mito dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani fa acqua da tutte le parti”, potrebbe almeno trovare una spiegazione plausibile ai sondaggi che vedono Giuliani, indisturbato, sempre in testa alla classifica. Al contrario preferisce nascondersi dietro il New York Times o il New Yorker, quotidiani noti per avere nei confronti dei repubblicani, la stessa obiettivita’ che Repubblica ed il Manifesto hanno nei confronti di Berlusconi.
“Contro di lui si sono gia’ scagliati pompieri, poliziotti, medici” continua la Farkas, non menzionando ovviamente tutte quelle associazioni tra le forze dell’ordine, che si sono apertamente schierate a favore di Giuliani.
Se New York Times e New Yorker non fossero abbastanza per sostenere la teoria “Rudy non e’ piu’ sindaco d’America” ecco spuntare un sondaggio. Gallup? Rasmussen Reports? Cnn? No. Niente di tutto cio’. L’analisi offerta e’ quella di “Salon.com”, noto per le sue posizioni ultra liberal, che la giornalista cita per supportare l'idea che Giuliani usi "la tragedia per fini elettorali'. Il magazine on line “ha calcolato che dopo gli attentanti, Giuliani passo’ sul luogo della strage appena 29 ore, contro ben 58 ore spese allo stadio della sua squadra del cuore: gli Yankees”.

11-09-2007: la home page del sito di Rudy Giuliani

Oggi pero', a differenza di tutti i websites dei papabili candidati alle presidenziali del 2008, sia repubblicani che democratici, quello di Rudolph Giuliani e’ - per usare una metafora - a mezz’asta.
Io la chiamo lezione di stile. La Farkas la definirebbe certamente “manipolazione del dolore”.

Monday, September 10, 2007

Friday, September 7, 2007

Bush a Sydney - evoluzioni pacifiste

Una volta il motto era "make love, not war".
Oggi i pacifisti, forse stanchi di fare l’amore, preferiscono darlo via con il 'mooning'. Questa pratica, sicuramente meno impegnativa e piacevole della precedente, garantisce pero’ il medesimo risultato.

Thursday, September 6, 2007

Fred Thompson is (officially) in

Mentre Fred Thompson, dopo aver sondato il terreno per mesi (e mesi) si preparava ad ufficializzare la propria candidatura anche al "Tonight Show with Jay Leno", Fox News trasmetteva dal New Hampshire il "Republican Presidential Primary Debate".
Alla domanda "chi ha fatto la mossa piu' intelligente, voi che siete qui e che siete scesi in campo da tanto tempo, o il senatore Thompson?" Mike Huckabee, Ron Paul, John McCain, Mitt Romney e Rudy Giuliani hanno risposto cosi'.

Wednesday, September 5, 2007

I pacifisti vietano ai democratici di usare occhi e cervello

A chi crede ancora nel concetto che la sinistra americana sia libera, slegata da interessi di democratica bottega, ma soprattutto che l’ipocrisia sia tutta a destra e che i repubblicani siano tutti lobotomizzati dalla Casa Bianca, basta un click qui. Opinion Journal ci regala una retrospettiva interessante che dipinge, in modo inequivocabile, il concetto di personal opinion che regna nel partito democratico. O meglio, a cosa vadano incontro gli eletti nelle file democratiche, quando osino elaborare concetti non in linea col partito.

La vittima e’ Brian Baird, Congressman democratico dello stato di Washington, reo di avere usato toni positivi parlando della guerra in Iraq, ma soprattutto di aver considerato il ritiro delle truppe americane un errore.

“Da democratico che ha votato contro la guerra” si legge in un comunicato “sono convinto, prove alla mano, che la situazione abbia cominciato a cambiare sostanzialmente in meglio”. E ancora “in questo momento non dobbiamo ritirare o bloccare i finanziamente alle nostre truppe”.

Apriti cielo. La reprimenda arriva a distanza di pochi giorni dal movimento MoveOn.org, con un il video ad hoc trasmesso nel distretto elettorale del politico (per sputtanarlo meglio di fronte ai propri elettori). Il filmato e’ corredato da un'allettante introduzione “Abbiamo un nuovo spot che sfida Baird ed il suo sostegno alla guerra in Iraq”. Ma il video e’ la solita tiritera. La presenza degli americani in Iraq “e’ sbagliata, immorale, irresponsabile”. Nessuna analisi, nessuna critica mirata. Niente di niente. Il messaggio pero’ e’ chiarissimo: per i pacifisti è vietato ammettere che in Iraq l'esercito americano sta compiendo progressi. Per loro, l'unico democratico buono è quello che chiude gli occhi dinanzi all'evidenza e ha mandato il cervello all'ammasso.

Tuesday, September 4, 2007

Guardie e ladri

Una volta i bambini giocavano a 'guardie e ladri'.
Adesso giocano a 'Fatah e Hamas'.